Badia Polesine

Gorghi di Villa d'Adige

Stazione ornitologica nella golena di Villa d'Adige
Inanellamento di alcuni uccelli presso l'oasi:
foto n. 1 picchio verde
foto n. 2 scricciolo
foto n. 3 regolo
foto n. 4 sparviere
 
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Relazione sui gorghi di Villa d'Adige
 

Claudio Vallarini

I gorghi del Bisatello a Villa d’Adige

Il recente interesse per le zone umide e i corsi d’acqua come luoghi prioritari per le bio-diversità ecologiche e il costante depauperamento dei corpi idrici che grava su tutta la Provincia di Rovigo, hanno incentivato, da parte della sezione locale del WWF, di Legambiente Circolo ‘Athesis’ e Tappari Wood Service, un aggiornato monitoraggio dei corsi e degli specchi d’acqua minori del territorio dell’Alto Polesine.
Da tale indagine, effettuata coniugando la cartografia antica alle nuove tecnologie satellitari, è emersa un’estesa rete di aree precedentemente sconosciute a livello bibliografico e protezionistico, per le quali, conseguentemente, le suddette associazioni ambientaliste hanno inoltrato una richiesta di tutela nelle sedi ufficiali competenti. (1) 
Il territorio di Badia Polesine, inoltre, è stato preso in esame dal WWF sezione di Rovigo per sperimentare un Progetto Pilota sulla presenza dei pipistrelli (mammiferi rigorosamente protetti, utilissimi, ma anche poco studiati) essendo contrassegnato dalla presenza di un elevato numero di aree umide protette (sia dal Piano Regolatore Generale che dalle Leggi sulle Bellezze Paesaggistiche del Ministero per i Beni Culturali e il Paesaggio); è poi attraversato per circa dieci chilometri dal fiume Adige  (2) (recentemente dichiarato Sito di Importanza Comunitaria) e da alcuni suoi affluenti quali il Naviglio Adigetto, il Ceresolo, il Valdentro, la Fossa Maestra e la Malopera.
Ai corsi d’acqua, inoltre, si debbono aggiungere gli specchi lacustri costituiti dai Gorghi e dalle ex cave, di seguito elencati: Gorghi del Bisatello, Cave Barchetta e Cava Lunga «Romani» nella frazione di Villa d’Adige, Invasi di Colmata di Valle della Buora, Cave delle Giare e Cave di via Cavallo nella frazione di Salvaterra, le Cave Pedretti, Casa Bovo («Fondo Renzo Borghesan») in Boscovecchio. Oltre a questi, non vanno dimenticati lo Scolo dei morti (tra Casa Bovo e Cave Pedretti) e la zona boscata di prossima realizzazione che sorgerà a ridosso del ponte autostradale sull’Adige, anch’essa al Boscovecchio, poiché ricadenti entro i 150 metri dalle aree vincolate.
In queste aree umide, le Norme Tecniche di Attuazione urbanistica del Piano Regolatore Generale di Badia Polesine, prevedono che ogni intervento, anche il semplice taglio delle piante palustri, sia preventivamente autorizzato dalle autorità competenti (Corpo Forestale dello Stato), proprio per tutelare la delicata e ricca biodiversità  (3). 
Si tratta, come si può evincere, di una considerevole presenza e distribuzione di zone che possono offrire un piacevole momento di svago e di fruizione paesaggistica, e che a causa della loro lontananza dalle grandi e trafficate arterie, dispongono anche di una potenzialità turistica.
Una loro più ampia valorizzazione pedo-ciclistica, infatti, si prevede grazie all’istituzione di un percorso turistico completamente ciclabile che – partendo dal Trentino – raggiungerà le foci del Po.
Giova sottolineare che la ricchezza di queste aree verdi non è solamente paesaggistica ma anche naturalistica, poiché queste piccolissime oasi offrono ancora un luogo di riparo, di alimentazione e di riproduzione a tanti animali che trovano in tali zone l’ultima possibilità alimentare e riproduttiva in un paesaggio sempre più antropizzato e desertificato, come quello polesano, per l’appunto.
In questi suggestivi corsi d’acqua, in genere esclusi dalla cementificazione delle rive, vive una fauna legata all’acqua che va dal Ditisco, alla Libellula cecilia, al Tritone crestato, alla Rana di Lataste, e poi via via sino all’Usignolo di fiume, alla Cannaiola, al Tarabusino, fino ad arrivare a specie di predatori quali lo Sparviero e il Falco pescatore.
Trasferendo l’analisi in ambito storico, invece, è importanti ricordare che alcuni altri affluenti dell’Adige, oggi scomparsi o ridotti nella portata idrica, assumono una rilevante valenza culturale.
È il caso del Castagnaro (sul cui percorso si trovano la Fossa Maestra e le Cave Barchetta) e del Bisatello, che dette origine ai gorghi omonimi. È di essi, nello specifico, che ci occuperemo in questa breve descrizione.
Etimologicamente la parola «gorgo» significa vortice; questo termine è usato popolarmente a Badia Polesine e nei territori limitrofi, per indicare i pericolosi vortici delle acque dell’Adige. Ed è proprio grazie alla capacità dell’acqua di scavare i terreni argillosi e alla dirompente forza derivante dalla rottura di un argine che, in genere, si formano i gorghi, i quali, nel momento in cui l’acqua si ritira, si mantengono in vita proprio grazie alla falda scavata dalla loro forza centripeta (4) . 
Questi minuscoli e suggestivi laghetti sono ubicati all’estremità settentrionale del territorio badiese, a circa trecento metri dalla riva destra dell’Adige, nei pressi della cittadina veronese di Castagnaro.
La loro storia, come veri e propri specchi d’acqua, ha origine alcuni secoli fa, con la chiusura della Rotta del Bisatello, esondazione di acqua forse di natura bellica, ubicata tra la Malopera (due chilometri a monte dell’abitato di Badia Polesine) e il Castagnaro (al confine veronese) e che è rappresentata nella cartografia già nel XV secolo. La cosiddetta Carta del Bertoldi, infatti, dipinta attorno al 1480 e custodita presso l’Archivio dello Stato di Venezia, è una delle più antiche carte topografiche dell’area atestina di Badia Polesine, e in essa sono raffigurate le Rotte del Castagnaro, del Bixatello e della Maloura (Malopera). Quest’ultima, nelle mappe custodite presso la Biblioteca municipale di Badia, viene denominata anche Fiume Morto.
Il termine Bisatello, che come si rileva è secolare, lega probabilmente il suo nome a quello dell’anguilla, pesce di tipo serpentiforme come il breve tratto del fiume in esame, molto presente nelle acque dell’Adige, chiamato nell’idioma locale Bisatta.
Per quanto concerne la cartografia dell’area, è utile, ancora, segnalare un prezioso disegno che, seppur non raffigurante il Bisatello, forse a causa della sua limitata importanza sul piano militare, descrive i più importanti fiumi e città tra l’area meridionale di Padova e Bologna. 
Questo piccolo disegno a penna, probabilmente edito per la prima volta dalla sua realizzazione proprio sulle pagine di questo numero della rivista Ventaglio novanta, è custodito nella Biblioteca Nazionale di Varsavia ed è probabilmente opera di Marin Sanudo, nel 1483 presente a Badia ove soggiornò brevemente, ed in questa città vide ‘palagi dentro beletissimi’ (5). 
Nell’importante carta topografica, vi è una descrizione del Polesine con le città turrite di Ruigo, Lendenaria e Abadia, e i fiumi Rotta di Castagnaro, Rotta di Malauora, Adexe e Adigetto.
Presso l’Archivio dello Stato di Verona, invece, è custodita un’altra rappresentazione dell’area, datata 1559; anche questo documento include i tre corsi d’acqua posti sulla riva destra dell’Adige ed è dipinto in maniera più dettagliata. Il pittore-cartografo ebbe modo di soffermarsi maggiormente sui centri urbani di Castelbaldo, Castagnaro e Villa Bona (Villa d’Adige, nel 1800), nell’epoca in cui quest’ultima cittadina sorgeva ancora a ridosso dell’argine del fiume (mentre oggi è ubicata a circa un chilometro).
In questo disegno acquerellato su pergamena sono inoltre rappresentati due elementi storici di un certo interesse: sul lato nord del Bisatello vi è una grande isola fluviale; un’altra, di estensione più contenuta, insiste invece nel Castagnaro, fiume che a quel tempo aveva una distanza, tra le due rive, di circa duecento metri…dettagli non indifferenti.
Nel 1709, invece, grazie a una mappa che descrive una scena di battaglia custodita in municipio a Villabartolomea (Verona), si vede l’area tra i fiumi Malopera e Castagnaro e, nel mezzo, una vasta zona paludosa, contornata dagli eserciti sfidanti; tale area sembra coincidere con i Gorghi del Bisatello, anche se si deve ancora, necessariamente, rimanere nel campo delle ipotesi.
La presenza certa di un grande specchio d’acqua di origine alluvionale, però, si ha finalmente con la cartografia ottocentesca. Nel 1833, infatti, compare la prima immagine dettagliata della zona, e il toponimo Gorgo di sopra, dal quale si può intuire che, sull’altro lato dell’ormai prosciugato Bisatto, ridotto a strada (oggi via Fornace), vi fosse anche un Gorgo di sotto (ancor oggi visibile, così piccolo e seducente, tanto da non essere nemmeno raffigurato nella mappa).
I Gorghi del Bisatello, infatti, mai citati – peraltro – nella già scarsa bibliografia inerente queste singolari cavità geologiche, sono in effetti due laghetti – divisi appunto da via Fornace–, mentre in passato erano un solo, estesissimo, corpo idrico interessato, solo una ventina d’anni fa, dall’ultimo interramento.
La riduzione dell’area del Gorgo maggiore – oggi la sua larghezza massima è di circa novanta metri – avvenne probabilmente nella prima metà del 1900, e comportò l’eliminazione di quella parte dell’incavo rivolto verso l’Adige. 
Le tracce relative a tale intervento sono presenti nel disegno del 1833, ove è raffigurato molto ampio e di forma ovale, e nella profondità – circa quattro metri –, che risulta essere maggiore proprio dove, prima dell’interramento, sorgeva il centro dello specchio d’acqua.
Una ricognizione del fondale dei due gorghi, anche per verificarne la presenza di materiale inquinante, fu effettuata nel dicembre 2006 dal sommozzatore Alessio Ferron e dal prof. Tiziano Quaglia; in quell’occasione fu anche rinvenuta una falda acquifera e si riscontrò che i laghetti erano sani, forse proprio grazie a dette sorgenti, capaci di garantire la circolazione e l’ossigenazione delle acque dei due incavi.
La Provincia di Rovigo, attraversata dai due più grandi fiumi italiani, è una delle province che custodisce ancora una ventina, e forse più, di gorghi. Se ne possono rintracciare da Bergantino sino ad Ariano nel Polesine. Nel mezzo di questo itinerario, si trovano i più noti Gorghi di Trecenta, dichiarati anch’essi Beni Paesaggistici, i quali offrono riparo a numerose specie di uccelli (vi nidificano gli Aironi cenerini), mentre al Bisatello sono presenti la Rana di Lataste (Rana latastei) , rettili come la Biscia dal collare (Natrix natrix) e mammiferi quali il Pipistrello d’acqua ( Myotis daubentoni) e il Riccio (Erinaceus europaeus). Tra gli uccelli, la categoria più appariscente, compaiono l’Upupa (Upupa epops), la Capinera (Sylvia atricapilla), l’Allocco (Strix aluco), il Beccafico (Sylvia borin) e il Tarabusino (Ixobricus minutus); un esemplare di tale volatile è stato curato negli anni scorsi e poi liberato.
Tra i tanti aspetti capaci di deliziare il visitatore in sosta presso i gorghi del Bisatello, uno su tutti assicura un grande piacere, pace e serenità: il silenzio che sembra regnare sovrano. Il visitatore avverte la sensazione che, almeno in quel luogo, il tempo si sia fermato a un’epoca lontana, quando le stagioni erano ancora scandite dal sole e dal lavoro dei campi. 
Al Bisatello, si trovano ancora le siepi, i fossati, le stradelle campestri, la vite e i salici d’acqua.
È un angolo del nostro Polesine nel quale, proprio grazie al paesaggio così bene conservato sopra descritto, ci si può immergere in un luogo «francescano» (sono parole di Sandro Spinello, assessore provinciale, pronunciate in occasione della liberazione di alcuni rapaci). 
E mentre l’assessore parlava e i falchi prendevano il volo, un Usignolo di fiume (Cettia cetti) faceva sentire il suo gioioso ed energico canto come a dire «Qui siete a casa mia !» …«Per carità…stanne certo», pensavano i presenti.

Note
1 - Comunicazione dell’ing. C. Zerbinati (Dirigente Servizio Tutela del Territorio della Provincia di Rovigo) alla Regione del Veneto, Direzione Urbanistica, in data 4.4.2007: «Si trasmettono alcune richieste di assoggettamento a tutela di beni ritenuti di interesse paesaggistico, meglio specificate nell’allegato elenco, avanzate a questo Ente da soggetti pubblici e privati, affinché così come disposto dall’art. 138 del D.Lgs.42/2004, la Commissione di cui all’art. 137 del Decreto medesimo, valuti la sussistenza del notevole interesse pubblico di tali ambiti, ed in caso positivo proponga la dichiarazione stessa al competente organo di codesta Regione che si esprimerà in merito, ai sensi dell’art. 140 del citato D.Lgs. 42/2004. In ordine a tali richieste di vincolo si evidenzia che, a prescindere dall’accoglimento delle stesse, gli ambiti segnalati potranno essere comunque eventualmente individuati nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.) quali beni da assoggettare a particolare disciplina ai fini della tutela delle risorse naturali e della salvaguardia del paesaggio, e che potranno conseguentemente essere oggetto di approfondimento in occasione delle consultazioni che saranno avviate successivamente all’approvazione del Documento Preliminare del citato P.T.P.C., peraltro oramai molto prossima». 
2 - Zerbinati C., Marzolla P., Parozzani P., Cattozzo L., Atlante dei vincoli paesaggistici e ambientali della provincia di Rovigo, Rovigo, 2003, Corso d’acqua tutelato dal Testo Unico 490/1999, art.146, comma c, con codice 29082, e con disposizione della Comunità Europea con denominazione Sito di Importanza Comunitaria. Nella provincia di Rovigo, il suddetto fiume è tutelato per tutto il suo percorso, da Badia Polesine a Rosolina.
3 - Badia Polesine, Piano Regolatore Generale, Norme Tecniche di Attuazione, articolo 41-Zone E8 – Zone Umide: ‘Per tali aree, opportunamente individuate sulla cartografia della Variante, qualsiasi intervento che modifichi lo stato dei luoghi, quali scavi o rinterri, deve essere preventivamente autorizzato dal Comune di Badia Polesine sulla base di una chiara documentazione attestante:(…) c- l’accurata descrizione delle fasi dell’intervento ed i mezzi meccanici o manuali da utilizzare; d- i punti di passaggio dei mezzi meccanici, in relazione al tipo di piantumazione esistente, per non determinare alcun danno all’ambiente’.
4 - Marinelli O., Atlante dei tipi geografici (a cura dell’Istituto Geografico Militare), Roma, 1922; Bondesan M. e altri, Geomorphological map of the Po Plain, Italy, at scale of 1:250.000, Dipartimento di Scienze Geologiche e Paleontologiche, Università di Ferrara.
5 - Il disegno è contenuto nel volumetto ‘Commentarii Belli Ferrariensi quod senatus Venetus cum Hercule Estensi gerit’ fecit Marinus Sanutus Leonardi Filij, 1482, cortesemente fornito all’a. dall’arch. Leonardo Salvadori, badiese residente a Varsavia, che lo studiò in relazione alla cartografia di Este e Badia Polesine.