Badia Polesine

Ivan Tardivello

Domenica 1 ottobre 2006 , è stato intitolato l’Archivio Fotografico del Museo Civico A.E. Baruffaldi al prof. Ivan Tardivello, fondatore del museo ed anche donatore di tutto il ricco patrimonio fotografico lasciato allo stesso museo. 
Per la maggior parte sono negativi su lastra, negativi BN e stampe in BN, tutte immagini della nostra città. Molte immagini sono state scattate anche dal Prof. Ivan Tardivello dagli anni del dopoguerra fino agli Novanta dello scorso secolo.
Per l’occasione l’Avv. Vielmo Duò ha ricordato il prof. Ivan Tardivello, scomparso nel settembre 2005. 


RICORDO DI IVAN TARDIVELLO, a cura dell’Avv. Vielmo DUO’

Il 27.09.2005 decedeva il Prof. Ivan Tardivello.
Oggi, nell’intitolare l’Archivio fotografico a suo nome, desideriamo ricordarlo e richiamare alla nostra memoria chi è stato e quale importanza ha avuto nella nostra Città e nella nostra Provincia.
Alcuni cenni biografici: Essi ci indicano le tappe ufficiali della sua vita, ma nulla ci dicono di ciò che ha realizzato e di ciò di cui si è occupato.
La sua non fu una vita facile.
Negli anni della seconda Guerra Mondiale, lavorò con dedizione nella storica bottega artigianale del padre Valentino.
Era il più anziano di otto fratelli e contribuì, con il suo lavoro, alle necessità della sua numerosa famiglia.
Poi, insegnò alla Scuola Media di Lendinara, ove divenne Vice-Preside e, successivamente, alla Scuola Media della nostra Città.
Da sempre, coltivò l’impegno culturale per Badia e la passione per la pittura.
Fu un appassionato studioso della storia locale ed effettuò numerose pubblicazioni.
Nel 1963, acquistò, assieme a due amici, l’ultimo Mulino sull’Adige (poi travolto da una piena) ed in questo Museo se ne conserva il modello in legno.
Quale primo Presidente della Pro Loco, nel 1966, assieme al Prof. Giovanni Beggio ed al Rag. Gino Stefani, diede vita alla Prima Sagra degli Aquiloni, sulle rive dell’Adige.
A tutti è noto quale successo abbia avuto questa Manifestazione, che ha raggiunto importanza nazionale.
Nel 1969 fondò, assieme alla Prof.ssa Marina Guerra e a Mons. Guido Stocco ed al Prof. Arturo Rossi, la Biblioteca Civica Bronziero.
Nel contempo, si interessò in modo determinante per il Teatro Sociale e per l’Abbazia della Vangadizza.
Ma non si occupò solamente degli aspetti culturali.
Trovò il tempo per occuparsi di problemi sociali.
Alla fine degli anni ’70, prese la guida della storica Società Operaia, vecchia solo di anni, ma giovane per gli scopi di solidarietà che ancor oggi offre per il mondo del lavoro e delle modeste professioni, e diede alla stessa notevole impulso.
Istituì due borse di studio annuali per gli studenti della scuola Enzo Bari.
Tali borse di studio, da assegnare preferibilmente a studenti badiesi, vengono tuttora erogate.
Il sogno del Professore era quello di creare un Museo locale.
Nel 1968, presso alcune sale del Municipio, venne inaugurata la “Raccolta Civica”, frutto delle ricerche del Professore. 

Finalmente, il 12 giugno 1977 venne inaugurato il vero e proprio Museo, in questa sede.
Di anno in anno, le sue sezioni e la sua dimensione aumentarono.
Fin dall’inizio egli ne è stato Direttore e tale qualifica ha mantenuto fino alla morte, in modo assolutamente gratuito.
Alessandra Mottola Molfino, direttrice del settore Musei e Mostre del Comune di Milano, recentissimamente ha scritto:

“E’ il piccolo museo che racconta e preserva la storia dei luoghi. Nell’epoca della cultura planetaria, globalizzata, quando non è più necessario raccogliere nei pochi centri del sapere delle città capitali grandi biblioteche e grandi musei enciclopedici (perché questo compito è svolto dalle reti d’informazione telematica, dalle infostrade che portano a casa tutte le conoscenze del pianeta) diventa invece indispensabile riconoscere (e approfondire) le diversità e le specificità dei singoli Paesi e anche delle minime storie culturali: presentare cioè nei luoghi, nei contesti, nei paesaggi dove sono nati i beni culturali che a essi appartengono, in piccoli musei che permettono di rivivere ogni speciale e particolare genius loci”.

Con anticipo di molti anni, rispetto a questa attuale concezione, il Prof. Ivan Tardivello aveva intuito l’importanza del Museo locale.
Ma il Prof. Ivan Tardivello è stato anche un grande pittore.
Della sua pittura è stato detto:

“….Tardivello utilizza, per fissare le emozioni, un grande mezzo: la luce. La sua pittura è tutta giocata su un particolare valore della luce, ottenuto attraverso impasti cromatici combinati in maniera tale da sprigionare un’intensa luminosità. Sono impasti utilizzati in funzione tonale con pennellate fluide che generano una luce diffusa, avvolgente.
….Per Tardivello l’esistenza è sostenuta da tanti momenti magici, irripetibili che si possono fermare e trasmettere attraverso l’arte. Così può credere che l’arte riesca ad annullare l’attimo fuggente nel bagliore della contemplazione. Per questo continua a dipingere la luce che si posa sul tempo”.

Ed ancora:
“….Per la pittura di Ivan Tardivello scelgo un aggettivo: limpida. Limpida è infatti non soltanto l’impostazione tecnico-esecutiva, ma anche l’ideazione mentale. In un mondo nevrotico e convulso come l’attuale, in cui prevalgono le sofisticazioni estetiche e morali, Tardivello si presenta con la chiarezza classica di un discorso che va al di là dei limiti formali per diventare discorso etico”.

Ricordare Ivan Tardivello è difficile e complesso per tutte le attività alle quali si è dedicato, per tutto il lavoro che nella sua vita ha espletato, per la sua particolare personalità ricca di sentimenti e di passione.
Ma è anche facile.
Perché è facile parlare di un uomo buono e giusto.
Egli ha amato Badia, ha amato l’arte, con semplicità e linearità.
Ha amato la Biblioteca, il Museo, con l’innocenza di un fanciullo.
Era un artista che andava dritto al cuore e la sua pittura donava un senso di serenità.
Ciò, perché egli aveva una grande ricchezza interiore che manifestava con le sue opere.

In un suo scritto del 1997 su questo Museo, scriveva così:
“L’intento del Museo è quello di capire l’uomo, ponendo particolare attenzione al suo passato”.
Quello scritto si concludeva così:
“Avrei il desiderio di definire la nostra istituzione come atto di amore verso la nostra terra, verso la nostra gente e rilevare l’atteggiamento che è stato sempre presente nel lavoro al nostro Museo: la costante ricerca dell’uomo”.

Per la signora Iva, per i figli Chiara e Carlo, per i fratelli Elda, Diva, Mary, Nice, Tito ed Aldo, forse, questa è una occasione che fa sentire ancor più il dolore di una perdita.
Tutto passa nella vita.
Anche le persone più care se ne vanno e noi sentiamo il vuoto della loro mancanza.
Il ricordo di loro, di particolari della loro e nostra vita ci porta conforto.
Cari familiari di Ivan Tardivello,
noi viviamo in una città dove rilevanti ed importanti opere parlano di lui, dove continuano, fiorenti, iniziative da lui intraprese.
Siamo riuniti in questo splendido Museo,voluto da lui, nel quale ha passato, senza nulla chiedere, tante ore della sua vita.
Questo, sia per Voi motivo di conforto, di serenità e, nella fede, anche di speranza.
Tutti noi, nell’intitolare l’Archivio Fotografico al Prof. Ivan Tardivello, ci uniamo affettuosamente a Voi,
nel ricordo e nel rimpianto.